Caldo, freddo, pioggia, temporali, vento e tempeste ormonali.

Guardo il mondo da dietro i miei scuri occhiali da sole e penso a 3 mila cose al minuto. Penso all’ultimo posto in cui son stata, ad un tramonto che pareva un dipinto nella sua semplice e innata meraviglia, poi al prossimo viaggio, ai colori, alla luce, al mare, al lago, alla montagna, al verde, alla voglia di ascoltare un pezzo, leggere una pagina di un libro “prezioso”, un film, l’ultima foto scattata, l’ultimo sguardo rubato, al quel sorriso regalato, ad un ballo che ha l’emozione di un amplesso, a del prezzemolo che copre troppo il sapore di un piatto di funghi ma non riesce e non può intaccare nient’altro al di fuori dei funghi, alle stelle, e agli abbracci che sanno sempre di addio. Potrei continuare all’infinito, ma mi fermo.

E oggi, dopo una lunga e stancante giornata, sono qui a scrivere su questa tastiera come un pianista impazzito.

Una cosa che, certamente non accadeva da tanto. E ascolto, con cuffie più grandi di me, Lui…. Yann Tiersen e sono a Parigi in un botto…come solo io so fare. Rapita da immagini, suoni e colori…e vita.

Le chimere, le fantasie e i sogni dove mi immergo, anzi dove mi butto a capofitto, sono sempre lì a sostenermi e, paradossalmente, a reggermi l’eventuale caduta.

Da circa un mese, l’ Universo intero mi invia dei segnali. Prima erano indecifrabili ma ora…..giorno dopo giorno, non lo sono più. Anzi, sono sin troppo espliciti.

I miei recettori sono tutti accesi e io stessa trasmetto buone energie, ricevo risposte, ritrovo persone e metto in atto cambiamenti, seppur piccoli per molti.

Mi avvio e abbraccio una nuova fase di vita. Dove spero di trovarmi e trattarmi bene, che non è poi cosa così scontata. Io così scioccamente sensibile e irrimediabilmente onesta e troppo furba con me stessa.
Io, una pagliuzza di un universo che intanto procede senza uno scopo, o forse sì. Vecchie domande che non mi pongo più ormai. Ora riesco solo a pensare alle cose che amo e che voglio avere intorno sino alla fine dei giorni.

La natura mi raccoglie e mi sostiene. I miei gatti sono amore, sacrificio e dedizione. La musica e i libri, il mio cibo. E l’amore, croce e delizia degli uomini, mi tiene viva. Riempie i minuti, le ore, i giorni, le settimane, i mesi e gli anni…ma non dura in eterno.
L’amore che tutto ingarbuglia e che tutto risolve. L’amore regolare che forse non mi appartiene e l’amore imperfetto che forse mi affascina. L’amore che non è mai uguale a sè stesso e che ci rende liberi, poi schiavi e poi nuovamente liberi.
Nuoto in un infinito mare di emozioni, a volte rallento perché stanca e a volte la smania di arrivare è più forte di ogni dolore fisico.  Altre volte cambiare è un’esigenza irrefrenabile. Ti spingi al limite e ti fai male, malissimo. Il dolore diventa quasi afrodisiaco, non puoi farne a meno. Autolesionismo? No, qualcosa di più grande…le grandi emozioni non uccidono ma ti divorano dentro. Di qualsiasi natura esse siano.
Non puoi, in alcun caso, farne a meno. E non capisco chi riesca a vivere senza mai un rischio o un azzardo o un errore. A vivere completamente , un’emozione.
Per questo, a volte, mi sento “sbagliata” di fronte a chi ha una vita “perfetta”, senza errori, senza grosse scivolate, senza delusioni o senza lacerazioni dell’anima. Mi chiedo davvero come sia possibile ma non nego che, nella mia vita, tante volte ho sentito forte il desiderio di riuscire anche io a raggiungere quella “perfezione”. Convinta che potesse darmi pace e serenità nelle più alte forme di esistenza. Convinta che potessi campare anche io sempre con un sorriso di plastica per tutta la vita.

Probabilmente sono dannatamente stupida, perché a 38 anni compiuti non riesco. Oppure, oggi, sono consapevole che sarebbe per me una fottuta gabbia.  Le briglie non fanno per me, anche se sotto forma di amore, amicizia e famiglia. Una vita intessuta di pensieri e frasi che non fanno altro che ricordarti che da quando vieni al mondo non “vivi” per te stesso….ma per gli altri.

Soddisfare gli altri, gratificare l’ego di altri, inorgoglire altri, dedicarti agli altri, applaudire altri, pensare agli altri e amare gli altri. Non offendere gli altri, non contraddire gli altri, non calpestare gli altri, non far soffrire gli altri, non far piangere e non deludere altri.
Io forse, e solo ora veramente mi accorgo, sono una disadattata solitaria ed un’ipocrita egoista.
Amo me, scelgo me….ma quelle frasi infilate nella mia testa prima ancora della nascita, inserite come un chip nel mio DNA, hanno risuonato per una vita intera. Mi hanno fatto sudare e lottare dure lotte….dove alcune volte sono uscita illesa, molto spesso invece mi sono ritrovata con gomiti e ginocchia sbucciate. O anche le ossa rotte.
Come una bimba, mi sono rialzata e ho continuato. A volte realmente convinta e altre volte solo per non darla vinta. Ma poi a chi? Ai miei genitori? agli amici? agli amori?

So solo che ora, la musica è finita. In tutti i sensi. Volo in uno spazio che non conosco e non mi fa paura. Voglio poter raggiungere l’infinito e oltre…sia che esista o no. Voglio una Vita che sanguini, piuttosto che una Morte liberatoria. Il pulsare del mio cuore ha un ritmo diverso, probabilmente galoppa o forse, fa solo un dressage, in modalità Kur (freestyle) :)

Riprendere a scrivere qui, in un certo senso, fa parte di questa nuova fase, dei cambiamenti in atto e di una rinnovata forza e una più nuova consapevolezza di me stessa nel preciso e triste contesto socio-politico-culturale in cui, mio malgrado, devo vivere. Un dannato vivere.

Ringrazierei come sempre chi continua a leggere….ma in realtà, ora come ora, non ha estrema importanza. Preferisco ringraziare chi resterà sino alla fine.

Credo che da qui alla fine di questo anno corrente, partorirò dei “mostri mentali”. Ma non abbiate paura.
Ricordate, che scegliete voi cosa fare: leggere o non leggere.

 

 

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Probabilmente sono fessa, altrimenti certe cose non mi accadrebbero. Mi faccio prendere dalle situazioni, dalle forti emozioni…dagli “eventi sincronistici” di cui parla Jung.
Vedo “lune nel pozzo” o semplicemente non so aspettare?
Una domanda retorica, perché in realtà continuerò a vivere seguendo l’istinto e “credendoci”.
Solo che a volte, come oggi, mi ritrovo sempre più sola, nel mio comunicare o condividere.
Sola perché, anche chi sembra capire e condividere certe cose, in un primo momento poi sotto-sotto, non riesce davvero.
Quindi pensi di aver condiviso inutilmente e la “solitudine” e l’amarezza ti schiacciano.

Forse sono davvero io che vivo in un altro mondo e/o in un’altra realtà.
Non lo so! Intanto penso e mi svesto, per oggi, dei miei panni di guerriera.
I miei gatti, la mia musica e i miei libri, sono una certezza a fine giornata.

Sono davvero stanca di certi “personaggi”.

Mie notti

Pubblicato: 28 febbraio 2014 in Giorni, mesi, anni...

La notte.
Il suo silenzio assordante.
I pensieri, tutti. Belli e brutti.
E poi i ricordi.
Una penna e un foglio.
La catarsi.
O semplicemente una verità da scrivere.

Scrivo cose tristi? Lo so.
È quando sono pensierosa e/o triste, che scrivo.
Altrimenti leggo o faccio l’amore.

Dormire?quando capita.

Amo ancora fare le bolle...

Sì, amo ancora fare le bolle…

A volte, molto spesso, mi sorprendo davanti allo specchio a fare boccacce di     ogni tipo. A ballare nuda, a cantare a squarciagola. Ogni volta mi chiedo:  manie di protagonismo recondite o, al contrario, porto fuori la “donna selvaggia” che è in me solo quando sono sola e mi posso guardare, scrutare, prendere per il culo, ammirare e simpaticamente abbracciarmi?

Non so rispondere con esattezza, so solo che quando sono in quegli stati mi sento davvero VIVA, LIBERA e finalmente ME STESSA. Sì, proprio così, nessuno di noi credo viva appieno la sua personalità. Per tanti motivi siamo portati a coprirci, proteggerci, divincolarci e ad “essere anche altro” e a “vestirci” con panni non sempre a noi congeniali.

Io sento di dover ancora dare tanto a me stessa e ci sono dei giorni che guardo il sole, gli alberi intorno a me e mi sento come se avessi tutto chiaro, ogni cosa.  Tutto avesse un senso. Le paure cadono come foglie gialle e rosse, la musica di sempre mi rapisce e mi fa planare sopra ognuno dei miei sogni che sono sempre lì, in attesa, ad attendere me.

Per questo tante volte mi sento nel posto, o meglio, nel periodo sbagliato….

Davanti allo specchio, nuda e con lo spazzolino in modalità microfono, invece no! Me la canto, me la rido e mi sento libera. Libera di urlare, di ballare, di fare le bolle con lo shampoo e di ridere di me, come nessun altro.

Sì, la parte bimba di me esiste ancora e la proteggo con le unghie e con i denti…. :)

Oggi giornata strana. Giornata libera e passata tutto il giorno a studiare intere pagine di html. Ascolto tutto l’album Handful of Rain dei Savatage mentre provo a scrivere queste poche righe. Giornata strana dicevo, ma forse perchè sono anche stanca.
Ieri, primo aprile, per tutti Pasquetta. Io ho realizzato uno dei tanti piccoli sogni. Ero a Bozen (Bolzano) a vedere il Messner Mountain Museum….situato nel Castello di Firmiano.
Una location sospesa nel tempo, un luogo meraviglioso e poi c’era lui Messner. Il mio idolo dall’età di 10 anni, lui come Walter Bonatti e tanti altri.
Lui, l’alpinista caparbio e dannatamente grandioso.
Un museo dedicato alla Montagna….diviso in oltre 7 sezioni, una più bella dell’altra.
In alcuni punti mi sono commossa. Vedere i reperti di Bonatti, di Messner, l’attrezzatura così  paurosamente insicura oggi….tutto mi parlava di montagna e io, sognatrice incallita, ero lì a perdermi nei 7 summits.
Ieri notte ho sognato di scalare il Nanga Parbat, pensate quanto fossi stordita e inebetita dalla giornata. Una giornata vissuta tutta d’un fiato.
Sono tanti i libri accumulati e letti sulle montagne, le spedizioni in cordata, in solitaria, le grandi figure di eroi (perchè allora lo erano senz’ombra di dubbio)….eppure ieri sono rientrata a casa stanca e con la voglia di leggere ancora, ancora e ancora.
Mi chiedo se potrò riprendere seriamente e scalare, quando, dopo l’incidente faccio fatica a finire un trekking di difficoltà medio-alta…..mi fa molta tristezza tutto ciò anche se so bene, come dicono tutti, che devo ringraziare di avere salva la vita. Verissimo, ma i miei sogni erano e sono altri.

Oggi essere libera e stare a casa a studiare tutto il giorno è stata dura ma era da una settimana che non aprivo pagina e ho dovuto. Ho finito con la testa che mi scoppiava e ora che vorrei dormire ascolto musica e scrivo cazzate…
Avrei voluto scrivere meglio della giornata di ieri, ma così ho partorito ‘sta cosa e così, me la tengo. Magari scriverò una cosa apposita più avanti, anche se prima ho, non so quante, recensioni da fare….

Cmq speriamo di concludere il sogno di ieri, mi sono svegliata tremando a soli 600 metri dalla cima. La cima, non solo una fine, non solo una punta, non solo un arrivo…..la cima è il raggiungimento di una parte di te. Il poter dire “ce l’ho fatta” e “la montagna me l’ha concesso”.
La montagna vista come cammino, crescita, adrenalina pura, fierezza….la cima è solo dove tutto si conclude, dove forse metti una bandiera, dove forse scatti una foto…ma non resti abbastanza a lungo per apprezzarla. Devi tornare, ridiscendere giù da un’altro versante, non farti trovare impreparato da un cambiamento del tempo e devi, sopratutto, respirare….perchè ad ottomila metri, si muore e in cima…..non si può cazzeggiare. Proprio no.

Scusate (come al solito) e notte notte a tutti!  :)

Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?

[Il buio oltre la siepe di Harper Lee]

Il buio oltre la siepe

LoveOggi in tutto il mondo, o forse no, si festeggia la Festa della Nonna.
Non posso fare a meno di pensare a tutti i miei nonni, ma sopratutto a te, nonna Tina…la più dolce e bella delle nonne.

Certo per ognuno lo è la propria nonna, ma su 4 avuti e conosciuti, tu lo eri davvero più di tutti. Mi ricordo ancora l’odore che avevi nelle tasche sempre piene di caramelle….con quelle vestagliette estive, smanicate e sempre a fiori. Fiori rossi, fiori blu, fiori verdi….quei bordini colorati lungo gli orli che io, accarezzavo come fossero delle “fettucce di cotone scaccia-pensieri” :)

Ho sempre pensato che tu fossi, come forse pensano tutti i bimbi ad una certa età, invincibile e imperitura. E invece, nel 2011, con l’autunno alle porte vai via. Non ho mai pensato alla sofferenza che avrei provato ma come somma di tutto un periodo difficile, mi ha creato, invece, l’ennesimo vuoto.

Porto con me tanti bellissimi ricordi di te e anche della giornata in cui ti abbiamo salutata….uno di quei momenti in cui tutti noi cugini ci troviamo insieme, ci facciamo promesse di sentirci in “occasioni meno tristi” e poi scompariamo sino al prossimo funerale.

Forse ero io in un periodo davvero di cambiamento, da lì a poco infatti avrei fatto il gran salto di partire qui, nel buio, ma è così che si creano le rinascite. Cmq, come dicevo, forse per questo mio stato particolare mi sentivo diversa e attenta ad ogni cosa….ho rivisto cugini che non vedevo da tempo e li ho sentiti tanto vicini ma anche tanto lontani.

Cerco di sentire alcuni di loro come posso, ma è dura. Ognuno ha la propria vita, i propri impegni e preoccupazioni. E io mi sento sempre quella che forse ha un pensiero, anche lontano, per ognuno di loro. Con alcuni di loro mi sento vicina per carattere, per modo di vedere la vita e tante altre cose. Con alcuni sono vicina per esperienze e momenti duri affrontati e con altri invece ci sono differenze abissali, per stili di vita, per credenze e convinzioni.

A volte, il giudizio della famiglia primaria e quella intorno, ci segue sino alla tomba…e io quel giorno, quel giorno che sarebbe stato l’ultimo in cui tutti noi siamo potuti stare con te, ho pensato che non volevo più sentirmi in gabbia e che, avrei dovuto reagire per me stessa prima di tutto e per te, per come sempre mi avevi vista. Forte.

Quel giorno è finito come tanti altri. Tra saluti, promesse e buoni propositi e io ora, nel giorno in cui si ricordano le nonne, avrei voglia di sentirli e vederli tutti, ma non si può. Ti ringrazio per aver fatto da collante ad una famiglia così grande e così strana a volte. Poco incline ai rapporti umani che io ho sempre desiderato o immaginato ci fossero in una FAMIGLIA.

Anche se i miei occhi velati di lacrime, hanno impresso come ultima cosa il tuo viso smunto e pallido, io non dimentico il tuo viso pieno di pace e dolcezza quando mi chiedevi di pettinarti i capelli, quei capelli che non erano bianchi ma di un argento prezioso.

Ricordo che iniziavo con il pettine e poi continuavo ad usare le mani, passavo la mano tra le ciocche dei capelli e tu, con aria rilassata, mi mandavi i baci.

Tutto questo è quel che io sento e vivo ancora di te, la terrazza di “casa di nonna e nonno”, i suoi fiori tutt’intorno, il sole che la baciava tutta e dove noi giocavano a carte di continuo nei pomeriggi estivi, lontani da Cagliari e dalla scuola. La veduta di tutto il paese dalla casa, le montagne, la ferrovia e il trenino verde di cui aspettavamo il passaggio tutte le sere alle 18 per salutare chi veniva proprio da Cagliari.

Beh, mi sono dilungata, ho scritto come sempre tutt’altro dalle mie idee, ma è così che oggi volevo ricordarti. Con gioia, dopo quasi un anno e mezzo in cui mi sei mancata tanto, troppo…..e forse ricordavo solo quel giorno e non il resto di una vita che ci avevi regalato, a me e a tutta la famiglia.

Ovunque tu sia, io ti sento sempre accanto…ieri, oggi, domani….e sempre! Un mese dopo la tua scomparsa, ho deciso di partire…e da quel momento in poi tu mi hai guidata con forza, grinta e amore.

Lo so e infatti, non ho avuto e non avrò nessuna intenzione di deluderti!

Ti amo, nonna.