Archivio per gennaio, 2010

Sunday Bloody Sunday è una canzone del gruppo rock irlandese U2, parte del repertorio storico della band e contenuto originariamente nell’album War, successivamente ripreso in Under a Blood Red Sky e in The Best of 1980-1990 come quinta canzone del cd A.

Il testo è stato scritto da Bono, come la quasi totalità dei pezzi degli U2, mentre alla musica ha contribuito l’intero gruppo. Bloody Sunday, la “domenica di sangue”, di cui parla la canzone è il 30 gennaio 1972. Quel giorno, nella città nordirlandese di Derry (Londonderry per gli Unionisti), l’esercito del Regno Unito sparò sui partecipanti ad una manifestazione. Quattordici persone, civili disarmati, vennero uccise. L’episodio passò alla storia come “Bloody Sunday” o “Domenica di sangue“, e scatenò la rivolta nazionalista contro il governo di Londra.

All’epoca dei fatti, Bono – anzi, Paul Hewson – era un ragazzino di 11 anni. Dieci anni dopo, nel 1982, il ricordo ancora vivo dell’episodio gli ispirò Sunday Bloody Sunday. Come si può sentire nella registrazione dal vivo dell’album Under a Blood Red Sky, Bono precisa che non si tratta di una “rebel song”, tradizionali nel repertorio musicale irlandese. Piuttosto, è la reazione incredula e scandalizzata di un giovane, cresciuto in un ambiente familiare interconfessionale (madre protestante, padre cattolico) nella Repubblica d’Irlanda, di fronte all’odio e alla violenza fratricida che divide coloro che dovrebbero essere uniti nel nome di Cristo. La domanda del ritornello “How long, how long must we sing this song?” (“Per quanto tempo dovremo cantare questa canzone?”) viene ripresa nella canzone che chiude l’album War, “40” (tratta dal Salmo 40 di Davide della Bibbia), dove Bono canta più volte “How long to sing this song?”.

La dimostrazione del fatto che questo brano è un universale rifiuto della violenza è provata dalla versione che si può ascoltare nel film Rattle and Hum. In questo caso la dedica di Bono fa riferimento all’attentato dell’IRA a Enniskillen in Irlanda del Nord nel novembre 1987. Si tratta di un atto di accusa contro i membri dell’IRA responsabili per l’azione terroristica che aveva causato 11 morti, tutti civili protestanti, e verso quegli irlandesi, in patria e all’estero, che giustificano l’uso della lotta armata per ottenere la separazione dal Regno Unito.

Bloody Sunday (in gaelico: Domhnach na Fola), letteralmente “Domenica di Sangue”, è il termine con cui si indicano gli eventi accaduti nella città di Derry, Irlanda del Nord, il 30 gennaio del 1972, quando il 1° Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell’esercito britannico aprì il fuoco contro una folla di manifestanti per i diritti civili, colpendone 26. Tredici persone, la maggior parte delle quali giovanissime, furono colpite a morte, mentre una quattordicesima persona morì quattro mesi più tardi per le ferite riportate. Due manifestanti rimasero feriti in seguito all’investimento da parte di veicoli militari. Molti testimoni, compresi alcuni giornalisti tra i quali l’italiano Fulvio Grimaldi, affermarono che i manifestanti colpiti erano disarmati. Cinque vittime inoltre furono colpite alle spalle.

Nel 2003 un ex paracadutista inglese confessò di aver sparato a Barney McGuigan, che sollevava un fazzoletto bianco, uccidendolo.

Il Governo Britannico condusse due inchieste:

  • Il “Widgery Tribunal”, tenutosi in seguito al verificarsi dei fatti, prosciolse largamente l’autorità ed i soldati britannici da ogni colpa, ma fu da più parti criticato come un “insabbiamento”, compreso l’ex capo di gabinetto di Tony Blair, Jonathan Powell.
  • La “Saville Inquiry”, stabilita nel 1998 per gettare nuova luce sui fatti (presieduta da Lord Saville di Newdigate), è ancora in corso a maggio 2008. Se tutto andrà bene, il documento – composto da migliaia di pagine – potrebbe essere fornito al governo inglese, dopo molti ritardi.

Sebbene la campagna dell’IRA contro l’occupazione britannica dell’Irlanda del Nord fosse in corso già da due anni, l’eco dell’evento incoraggiò l’arruolamento nell’organizzazione.

La Domenica di Sangue resta tra gli eventi più significativi delle recenti vicende dell’Irlanda del Nord, probabilmente perché l’azione fu condotta da truppe regolari, sotto gli occhi della stampa e della pubblica opinione.

In Irlanda del Nord a partire dalla fine degli anni ’60 il clima politico era divenuto assai violento a seguito del conflitto che opponeva i sostenitori dell’appartenenza della provincia al Regno Unito ai fautori della riunificazione dell’Irlanda. I primi, detti unionists, nome in genere usato per indicare i protestanti della classe media, o loyalists, nome usato per indicare i protestanti della working class che diedero vita all’UVF e all’UDA, erano protestanti o di nascita protestante, discendenti dei coloni britannici giunti in Irlanda a partire dal XVI secolo, e costituivano i due terzi della popolazione nordirlandese. I secondi, detti nationalists o republicans (secondo le differenze di classe già viste per i protestanti), erano cattolici o di nascita cattolica, discendenti degli antichi irlandesi, ed erano il restante terzo della popolazione ma anche la grande maggioranza sull’intera isola. Da secoli gli unionisti detenevano il monopolio del potere politico e la gran parte delle risorse economiche, emarginando i cattolici. Nel 1970 l’organizzazione indipendentista irlandese IRA (Irish Republican Army) aveva cominciato un’intensa azione di guerriglia contro l’esercito britannico e la polizia nordirlandese (RUC, Royal Ulster Constabulary), ritenuti difensori dello status quo e schierati con gli unionisti. Dal canto loro le formazioni armate unioniste (soprattutto l’UDA e l’UVF) facevano fuoco sui cittadini cattolici non riuscendo a individuare i membri dell’IRA. La vita civile era ulteriormente sconvolta dagli scontri di piazza che opponevano i giovani protestanti e cattolici, e questi ultimi ai reparti antisommossa dell’esercito britannico e della polizia.

Fra le tante norme speciali emanate dal governo unionista di Stormont (la sede del parlamento nordirlandese) per cercare di far fronte a una situazione sempre più difficile, una in particolare aveva suscitato sdegno e opposizione tra i cittadini cattolici nazionalisti, ed era quella che prevedeva l’internment, ovvero la possibilità per le forze di polizia d’imprigionare una persona a tempo praticamente indefinito, solo con l’approvazione del Ministro degli Interni dell’Irlanda del Nord, senza processo. La situazione era tale che già centinaia di nordirlandesi in gran parte repubblicani si trovavano in carcere senz’alcuna prospettiva di esser rinviati a giudizio oppure rilasciati; la manifestazione di Derry (Londonderry per gli unionisti) era organizzata dalla NICRA (Northern Ireland Civil Rights Association) e in realtà era solo una delle tante che si tenevano nell’Irlanda del Nord (Ulster per gli unionisti) per protestare contro questa negazione di basilari garanzie procedurali. I paracadutisti, comandati dal Colonnello Wilford, avevano ordine di disperdere la manifestazione (non autorizzata) e aprirono il fuoco, sostennero poi, perché fatti segno di colpi d’arma da fuoco. La sparatoria durò qualche minuto. Alla presenza di giornalisti e fotoreporter, si vide la folla disperdersi nel tentativo di sfuggire le pallottole, e per molto tempo si parlò della testimonianza di un ragazzo che fu ferito perché non poteva correre e mettersi al riparo.

La prima conseguenza della strage fu che nei quartieri cattolici di Derry e di altre città nordirlandesi c’era la fila per unirsi all’ IRA tanto che l’ organizzazione ebbe dei problemi ad assorbire tutte le reclute.

Londra richiese al Primo Ministro nordirlandese, il protestante unionista B. Faulkner, i poteri in materia di ordine pubblico e giustizia, ma al rifiuto di questi emanò una norma (detta “direct rule”, governo diretto) con la quale scioglieva il governo e il parlamento locali ed agiva direttamente, accrescendo ulteriormente da un lato la tensione e dall’altro i poteri dell’esercito e della polizia.

Una commissione d’inchiesta governativa, affidata a Lord Widgery, fu nominata per valutare i fatti del Bloody Sunday, ma non comminò condanne ad alcuno, accogliendo la tesi della difesa dei militari secondo la quale questi avrebbero risposto al fuoco, non avrebbero quindi attaccato per primi; in pratica, dell’accaduto, che quasi unanimemente è definito “strage“, non furono rintracciate responsabilità penali. Sembra invece sempre più certo che nessuno dei dimostranti fosse armato.

Molti studiosi hanno sostenuto che l’istituzione della commissione Widgery sia stata il frutto di una frenetica trattativa fra il governo di Londra e i dirigenti dell’IRA, e la tesi sembrerebbe trovare ulteriori conferme nella registrazione dell’incremento dell’attività militare dell’esercito clandestino (si suppone per ritorsione) dopo il verdetto assolutorio.

Altre ipotesi sono state avanzate, cui si attribuisce minor credito, e una vorrebbe che il Bloody Sunday fosse più o meno stato intenzionalmente attuato, per provocare una reazione emotiva generale che potesse giustificare una repressione armata definitiva. Per quanto non inverosimile, e quindi non da escludersi a priori, questa teoria non tiene conto delle pesanti ripercussioni effettivamente prodottesi presso la pubblica opinione già in madrepatria, dove la privazione di alcuni diritti costituzionali provocò ulteriore (e grave) dissenso, anche perché la discussa norma non era stata pubblicizzata come d’ordinario e molti inglesi non ne erano perciò a conoscenza prima d’allora, ed evocò una prevedibile ondata di simpatia, quasi di vicinanza nel cordoglio, per gl’irlandesi.

Si ritiene che nel lungo periodo l’eccidio del Bloody Sunday abbia radicalizzato la popolazione repubblicana cattolica dell’Irlanda del Nord, spostandone i consensi dalle organizzazioni pacifiche all’IRA, e facendone mutare le rivendicazioni dal riconoscimento dei propri diritti civili e politici all’indipendenza dal Regno Unito con contestuale riunificazione dell’Irlanda.

Unitamente all’esito della prima inchiesta, il fatto in sé rimane, a distanza di più di trent’anni, sospeso come una pesantissima ombra sui rapporti fra Gran Bretagna, Repubblica d’Irlanda, unionisti e repubblicani del Nord dell’isola, e tuttora l’argomento è trattato con malcelata tensione e vividissima attenzione.

Nel 1998 il premier inglese Tony Blair, probabilmente a margine delle trattative con il Sinn Féin, istituì una nuova commissione d’inchiesta che avrebbe dovuto esaminare nuove risultanze di indagine non note a Lord Widgery. La commissione è tuttora in lavori e ne è a capo Lord Saville di Newdigate; non ha ancora redatto la relazione finale (si tratta di un organo inquirente, non giudicante), attesa per l’estate del 2005. Nonostante siano trascorsi più di quattro anni, tuttora la commissione non ha concluso il suo lavoro. Un nuovo rapporto è atteso per il 2010.[12]

Nel Bogside, il quartiere di Derry in cui avvenne la strage, è nel frattempo stata creata un’importante raccolta di murales, con ovvie finalità di memoria di questo e di altri fatti di sangue connessi al conflitto, il cui più famoso descrive Edward Daly (successivamente ai fatti, vescovo cattolico della città, noto anche per le sue coraggiose prese di posizione) mentre collabora al salvataggio dei feriti.

Il primo tra tutti a dedicare una canzone a tale drammatico evento è stato Paul McCartney con Give Ireland Back to the Irish, pubblicata il 25 febbraio 1972, seguito da John Lennon nel giugno dello stesso anno, nell’album Some Time in New York City. Successivamente, diversi anni dopo (1983) il noto gruppo musicale degli U2 ha dedicato ai fatti la celebre canzone Sunday Bloody Sunday. Nel 2002 il regista Paul Greengrass ne ha fatto un omonimo film.

Info reperite da http://it.wikipedia.org/

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La prima volta che ho fatto l’amore
non e’ stato un granche’ divertente
ero teso ero spaventato
era un momento troppo importante
da troppo tempo l’aspettavo
e ora che era arrivato
non era come nelle canzoni
mi avevano imbrogliato…

Ma l’amore
non e’ nel cuore,
ma e’ riconoscersi dall’odore.
E non puo’ esistere l’affetto
senza un minimo di rispetto
e siccome non si puo’ farne senza
devi avere un po’ di pazienza
perche’ l’amore e’ vivere insieme
l’amore e’ si volersi bene
ma l’amore e’ fatto di gioia
ma anche di noia.

E dopo un po’ mi sono rilassato
e con l’andar del tempo
ho anche imparato
che non serve esser sempre perfetti
che di te amo anche i difetti
che mi piace svegliarmi
la mattina al tuo fianco
che di fare l’amore con te
non mi stanco
che ci vuole anche del tempo
ma lo scopo e’ conoscersi dentro.

E l’amore
non e’ nel cuore
ma e’ riconoscersi dall’odore.
E non puo’ esistere l’affetto
senza un minimo di rispetto
e siccome non si puo’ farne senza
devi avere un po’ di pazienza
perche’ l’amore e’ vivere insieme
l’amore e’ si volersi bene
ma l’amore e’ fatto di gioia
ma anche di noia.

Oggi ho litigato con la Elia
Si parlava di diritti e di doveri
Ma se ci penso nella nostra storia
fatti i conti, in fondo, siamo pari.

Già…

Pubblicato: 20 gennaio 2010 in Giorni, mesi, anni...

Avrò cura di te…

Pubblicato: 12 gennaio 2010 in Giorni, mesi, anni...

Lacrimo, piango, lacrimo, piango…..

Oggi  un’amara scoperta….nulla di così insolito, ma sono a pezzi. Capogiri, malessere da stamattina per poi scoprire, per poi avere ragione, ancora una volta, su tutto….

Nessuno può salvarmi dai pensieri attuali….non più, non adesso!

Buon compleanno, fratello!