Archivio per febbraio, 2009

“Amare troppo è calpestare, annullare se stesse per dedicarsi a cambiare un uomo “sbagliato” per noi che ci ossessiona, naturalmente senza riuscirci” (R. Norwood)

L’amore, si dice, non è mai troppo.
Eppure, evidentemente, qualche volta si.
Almeno secondo Robin Norwood, psicoterapeuta americana specializzata in terapia della famiglia.

E lo sarebbe tutte le volte in cui un rapporto di coppia è squilibrato per cui i pesi finiscono col ricadere gravosamente su una parte oppure obiettivo primario non è il benessere della coppia ma di uno solo dei due partner.
Il presupposto da cui si parte, credo sia proprio questo: l’equilibrio.

Amare, dunque, non significa soffrire, non significa credere di poter essere la terapeuta del partner giustificandone malumori e cattivo comportamento, non significa credere che il partner possa cambiare.
E meno che mai significa credere di poterlo cambiare.
Sono tutti, questi, casi in cui l’amore è morboso, eccessivo… casi in cui, appunto, si ama troppo.
“Amare troppo” è, tutto sommato, un fenomeno tipicamente femminile che ognuna di noi avrà sperimentato almeno una volta nella vita.
Almeno una volta sarà accaduto di finire vittima della sindrome della “crocerossina” e dell'”io ti salverò”.
Ma, spiega l’autrice, è vero amore?
O, forse, non sarebbe il caso di amarsi di più, diventare più egoiste per “amare meglio”?

La Norwood parte da queste premesse e, attraverso la ricchissima casistica tratta dalla propria esperienza professionale, intraprende un percorso che si dipana in una serie di capitoli in cui vengono messi in luce ed analizzati comportamenti e situazioni sintomatici di “troppo” amore.
Così,(emblematici sono i titoli dei capitoli) molte donne amano (o sono convinte di amare) uomini che non ricambiano l’amore, altre confondono l’aspetto sessuale con l’amore oppure ritengono che attraverso il sacrificio, la sofferenza possano essere amate dal partner.
Perché ciò accade?
Perché spesso il disamore di sé, la sfiducia nel proprio valore e la paura di non essere amata (fenomeni storicamente più femminili che maschili) porta la donna ad attaccarsi morbosamente ad un uomo.

Ma… di quale tipo d’uomo si innamorano le donne che amano “troppo”?
Di solito si tratta di persone piuttosto disturbate nei comportamenti, spesso provenienti da famiglie in cui hanno vissuto un’infanzia molto difficile o con un rapporto conflittuale con i genitori o in cui una di queste figure era totalmente assente.
Sono uomini che rappresentano l’immagine speculare della donna che ama troppo, della donna che ha bisogno di essere al servizio di qualcuno: sono uomini, in poche parole, che hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a tenere a bada il loro comportamento.
Si tratta, a ben vedere, di una sorta di rivisitazione in chiave moderna e/o psicanalitica della fiaba “la Bella e la Bestia”.

L’ansia dell’autrice è quella di mettere in luce sintomi o situazioni “tipo” per aiutare a capire e a venir fuori da comportamenti scambiati per amore vero, amore eroico, e che alla fine finiscono con l’essere autodistruttivi.
Si, perché amando troppo si genera una sorta di dipendenza dal partner e si finisce col rimanere in balìa del suo giudizio, del suo comportamento, del suo affetto e non è raro, almeno secondo l’esperienza della Norwood, sfociare anche in abusi o generare altre dipendenze (soprattutto l’alcoolismo).
Il punto di partenza sulla via della guarigione, allora, è quello della consapevolezza della propria “malattia” e, quindi, il desiderio e la voglia di venirne fuori.
La Norwood assimila i casi di “troppo” amore ad una vera e propria dipendenza da sostanze alcoliche o da stupefacenti per cui propone terapie di gruppo in tutto analoghe a quelle che affrontano gli alcolisti, come le sedute guidate da un terapeuta in cui ognuna narra a cuore aperto la propria esperienza .

Il libro nell’insieme è molto interessante anche se notevolmente appesantito (secondo il mio giudizio) dalla casistica alluvionale.
Condividere o meno il pensiero della Norwood, però, è un’altra cosa: molto dipende dal proprio scetticismo o dalle scuole di pensiero psicanalitico cui si ritiene di aderire.
In ogni caso il libro è di gradevole lettura ed a prescindere dalla sua validità scientifica offre notevoli spunti di riflessione per arrivare a capire che:
“Amare in modo sano è imparare ad accettare ed amare prima di tutto se stesse, per poter costruire un rapporto gratificante e sereno con un uomo “giusto” per noi” (R. Norwood).

Prefazione di Dacia Maraini

Donne che amano troppo