In the name of the father

Pubblicato: 21 luglio 2007 in Giorni, mesi, anni...

Oggi lo riguardo, come spesso mi accade. Adoro questo film anche se mi lascia sempre angoscia e molto molto fastidio.Sono rabbiosa, perchè penso al sangue innocente, perchè penso al popolo irlandese sempre così maltrattato e sottomesso.

L’orgoglio irlandese però è fortissimo. Ora un pò di trama per chi non avesse mai visto questo film, dovete vederlo!

Un film del 1993. Ispirato ad una storia vera e tratto dal libro autobiografico Proved Innocence (Il prezzo dell’innocenza) di Gerry Conlon, protagonista del film.

Processati come terroristi dell’IRA e autori di una strage in un pub di Guildford del 5-10-1974, quattro proletari irlandesi patiscono 15 anni di carcere prima che sia scoperta la loro innocenza. Con loro furono condannati a pene minori parenti e amici. Giuseppe Conlon, padre di uno dei quattro, morì in carcere nel 1980. E’ la storia di un clamoroso errore giudiziario, frutto di un complotto poliziesco. Film coinvolgente e pieno di sentimentalismo. Racconto di formazione nella descrizione del rapporto tra padre e figlio, rinchiusi nella stessa cella. Non mancano i passaggi declamatori o didattici né gli stereotipi della vita carceraria, ma nemmeno le pagine forti, come l’avvio a Belfast, sostenuto nel suo ritmo forsennato dalla musica di Bono-Friday, di cui riporto di seguito un video. 7 candidature ai premi Oscar, nemmeno una statuetta. Come mai? In compenso, ha ricevuto l’ Efebo d’oro ad Agrigento.

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commenti
  1. Sarnath ha detto:

    Irlanda libera!!! TUTTA!!!

  2. ML ha detto:

    ehehe…e pensa al popolo sardo: sottomesso e senza neppure orgoglio! :)

  3. Alessio ha detto:

    Perchè dici così?
    Per tua informazione ci sono moltissimi Sardi che si stanno muovendo per scuotere le coscienze di quanti ancora dormono e pian piano ci stanno riuscendo.
    E’ vero siamo stati sottomessi…e ancora lo siamo, ma l’ orgoglio c’è eccome.

  4. Sarnath ha detto:

    …sì l’orgoglio c’è, ma manca l’organizzazione e in molti di noi stessi sardi la memoria.

  5. Alessio ha detto:

    le cose cambiano… nn ci vorranno 10 anni ma qualcuno si sveglia… basta averne voglia.

  6. ML ha detto:

    Il lamentarsi e il borbottare classico dei sardi non va confuso con l’orgoglio…che è un’altra cosa. Fino a che i sardi continueranno ad ACCONTENTARSI di un pò di mare pensando di avere tutto e accetteranno lavori e considerazione da terzo mondo,non cambierà proprio un bel niente.

  7. Alessio ha detto:

    Siamo daccordo che l’orgoglio è un’altra cosa ma mi sa che il tempo dei Sardi “pocos, locos y mal unidos” è finito. Se continuiamo ad avere di noi stessi lo stesso giudizio che ne avevano i vari colonizzatori, non ultimo gli attuali italiani, veramente non avremo altro da fare che borbottare e lamentarci cummenti molentis. Tutto deve partire da una presa di coscienza forte del popolo Sardo e il movimento c’è eccome. Probabilmente non hai avuto la fortuna di trovartici in mezzo…

  8. ML ha detto:

    “…stanno muovendo per scuotere le coscienze di quanti ancora dormono”. Trovo che sia una contraddizione in termini perchè l’identità non si impone, non è oggetto di convincimento ma la si deve sentire. Se non mi sono trovata in mezzo a certi gruppi sardisti è perchè sono molto scettica nei confronti dei movimenti di massa. Mi ricordano le greggi…troppo numerose in Sardegna. Comunque ognuno ha le sue idee in merito ed è giusto che segua il proprio percorso.

Appena mi sarà possibile leggerò e risponderò. Grazie intanto per il tuo commento. :)

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